Barocco Leccese: lo stile barocco in Puglia
si afferma durante la controriforma sulla spinta
della volontà della chiesa di Roma di ostentare con
magnificenza i propri simboli. Il Barocco di Lecce e
di Nardò ha una sua propria connotazione che
lo differenzia dallo stesso stile espresso in altre
regioni. Le sue peculiarità originano dall'utilizzo
della pietra leccese, dal colore ambrato e
dall'impiego delle decorazioni a mascherare le
strutture su cui sono applicate.
Grecìa Salentina: nel sud della Puglia,
nel cuore del Salento, nove comuni si sono
uniti tra di loro per salvare quello che rimane di
una cultura antichissima come quella Grika. In
questa regione del Salento difatti sopravvivono
ancora le tracce della lingua Grika parlata fin dai
tempi della Magnagrecia e dei monasteri Basiliani i
cui monaci furono disperso per volere del papa dopo
il concilio di Trento.
Natura e paesaggio:
La costa del Salento è caratterizzata da una
elevata variabilità dei paesaggi. Coste rocciose con
piccole calette costituiscono il lungomare di
Santa Cesarea che si contrappone a celebri
grotte come quelle di Castro: la Grotta Romanelli
uno fra i più importanti giacimenti preistorici
italiani e la Grotta Zinzulusa, 'la perla
delle grotte', cosiddetta dal termine dialettale 'zinzuli',
stracci, con cui i pescatori chiamavano per
similitudine le sue bellissime stalattiti e
stalagmiti. Proteso per più di 150 chilometri tra i
due mari che ne hanno modellato morfologia e storia,
il Salento ha uno sviluppo costiero altamente
suggestivo e incantevole.
La
costa orientale (mare Adriatico):
Chi volesse realizzare il circuito dei due mari,
lungo poco più di 200 Km, dovrebbe partire da
Casalabate, spiaggia non distante dall'Abbazia
di Santa Maria di Cerrate (Squinzano), e lasciarsi
condurre dalla costa bassa e sabbiosa verso sud,
attraverso Torre Rinalda, Torre Chianca
e Frigole, ombreggiate da lussureggianti
pinete, fino a San Cataldo, con i resti della
messapica Lupiae e del porto romano di Adriano, e
poi proseguire lungo la panoramica Statale 611 fino
alle Cesine, una delle più suggestive e interessanti
zone umide d'Europa, protetta da una specifica
Convenzione internazionale. La visita all'area,
ricadente in territorio di Vernole, e ricca
un tempo di paludi e di acquitrini, è consentita con
la guida dei volontari del WWF e offre la
possibilità di ammirare vari habitat naturali, dalle
dune agli stagni salmastri, dai canneti ai boschi di
lecci e di pini, fino al sottobosco di mirti, di
lentischi e di ginestre, rifugio di numerose specie
animali e vegetali e crocevia di transito per alcuni
uccelli non stanziali.
Da
qui, direzione Otranto, superando i centri
attrezzati balneari di San Foca, Roca
Vecchia, Torre dell'Orso e
Sant'Andrea, si trovano località ancora intatte
e incontaminate, protette da basse pinete digradanti
fino alle dune del mare, e scali-rifugio per gli
amanti della vela e della nautica da diporto.
Roca Vecchia è un abitato messapico sorto su un
insediamento preistorico. Gli scavi hanno rimesso in
luce i grossi blocchi di pietra della cinta muraria
ed una necropoli con numerose tombe a forma
rettangolare scavate nella roccia e corredo
funerario del IV-III secolo a.C., soprattutto vasi
apuli a figure rosse e trozzelle messapiche. I
Laghi Alimini preannunciano Otranto. Sono
due specchi d'acqua variamente salmastri, con
risorgive dolci, che corrono paralleli lungo la
costa, caratterizzati da vegetazione palustre e da
fitti canneti che ospitano rarissime specie
vegetali, come la carnivora erba vescica, le
orchidee di palude e l'erica salentina. Oasi di
protezione faunistica, i laghi sono meta di folaghe
e di aironi cinerini. Otranto è tra le più
emozionanti località di mare dell'intera provincia.
Basterebbero per eleggerla tappa privilegiata del
turista, in ogni stagione dell'anno, la sua storia
portentosa, martoriata dall'ira memorabile dei
saraceni che si lasciarono dietro un deserto di
lacrime e di sangue, e le perle della sua
archiettura civile, militare e religiosa,
compendiate in un'atmosfera tutta levantina. Dalla
Punta Palascia, l'estremità più orientale
d'Italia, nelle giornate terse è possibile scorgere,
al di là dello Stretto, le montagne e le coste
dell'Albania. Otranto è il cuore bizantino, è
la memoria saracena, è il mosaico della vita nella
Cattedrale, è il portentoso bestiario di un monaco
paziente che ad una ad una sistemò le tessere
policrome della vita. Passare da qui è non essere
più gli stessi. La litoranea che vi si dipana, verso
Castro, è uno degli itinerari turistici più
allettanti della regione, con dislivelli che
superano a volte gli ottanta metri a picco sul mare,
e il suo percorso, a serpentina, sembra progettato
dalla natura per tenere desto l'interesse del
viaggiatore in ricerca di nuove sensazioni. A
mitigare l'asprezza della roccia, costantemente
flagellata dai flutti, i devoziosi ulivi, che
digradano dalle colline e dalle Serre fino a
lambire, quasi, l'azzurra distesa del mare. Qui è
tutto un precipitare vorticoso di storia, di natura
e di leggende: dopo la Torre del Serpe,
simbolo della città idruntina e metaforicamente
insanguinata dai depositi di bauxite, Porto
Badisco, fiordo in miniatura e santuario della
preistoria, immerso tra oleandri e fichidindia; la
sulfurea Santa Cesarea Terme, rinomata per le
sorgenti idroterapiche delle sue quattro grotte e
per il turismo termale. Dal suo Belvedere lo sguardo
può perdersi fino alla diafana Leuca, in uno
mosaico variopinto di costruzioni in stile moresco e
mediterraneo i cui colori si stemperano nel verde
fitto dei boschi e delle pinete e nel pastello
tipico della macchia mediterranea.
Ai margini di questa splendida terrazza, le falesie
a picco sul mare e le grandi grotte: «Romanelli»
e «Zinzulusa», a riportarci indietro in tempi
oscuri, magnifiche per l'habitat naturale e per lo
scenario che fa loro da cornice. Tuffarsi in questo
mare è una delle esperienze più esaltanti che il turista
potrà ricordare, per la trasparenza delle acque e
per la possibilità di accedere nei grandi templi
della preistoria. Le domina Castro, dall'alto
della Città Vecchia e del castello, al quale fanno
da controcanto il porto e una delle insenature più
affascinanti della regione, splendida al punto di
meritarsi la Bandiera Blu della Comunità
Europea per la purezza del mare. Mare altrettanto
cristallino e attrezzato sulla costa di Andrano,
famosa per la sua «Grotta Verde» dalle
baluginanti stalattiti, altra Bandiera Blu
europea, fino al litorale di Tricase, con il
suo porto e il suggestivo, pescosissimo Canale
del Rio, parallelo a Marina Serra
,
dove i capricci dei giganti hanno creato fantastici
precipizi della costa in mare. Non distante da
questo la maestosa plurisecolare quercia Vallonea,
la quercia dei «cento cavalieri», strepitoso
monumento naturale introdotto dai monaci basiliani
nel tredicesimo secolo e utilizzato dalle genti del
luogo per la concia delle pelli. Più in là, il
Canale della Torre del Ricco a Corsano,
l'azzurro promontorio di Novaglie (Gagliano
del Capo), un altro orrido marino, il Canale del
Ciolo con l'omonima grotta preistorica e ponte
panoramico, e le grotte spettacolari per luci e
bagliori delle Bocche di Terrarico, a
Gagliano del Capo.
La
costa occidentale (mar Ionio):
Doppiata Punta Ristola, il paesaggio cambia
sensibilmente. Alla costa alta e selvaggia,
subentrano scogliere più basse e distese di sabbia,
terre rosse e vigne, interrotte da torri
cinquecentesche e da spiagge attrezzate e fortemente
antropizzate con strutture ricettive e villaggi
turistici. Storie di barbaresche incursioni danno il
nome alle singole località: Torre dell'Omo Morto
e Torre Marchiello (Castrignano del Capo),
Torre Vado (Morciano di Leuca), Torre Pali
(Salve), Torre Mozza e Torre San Giovanni
(Ugento), Torre Suda (Racale), centri
balneari e sedi del turismo invernale, che hanno
saputo coniugare le bellezze naturali con le
emergenze storiche e culturali dell'entroterra,
facendo di questo lembo di penisola un formidabile
apparato turistico da vivere pienamente in ogni
stagione dell'anno.
Di particolare interesse, per i naturalisti, in
questo tratto di costa, i bacini di Ugento,
che rappresentano un'altra straordinaria riserva
naturale, zona umida caratterizzata dall'habitat
palustre di giunchi e canne (che vanno ad alimentare
una delle attività più tipiche dell'artigianato
salentino) e dal transito di splendidi uccelli come
i cigni reali.
«Paiare» e muretti a secco punteggiano la
costa finché lo Ionio non svela in tutto il suo
splendore Gallipoli, la città «bella» («kalè
polis», in greco), apparentemente un?isola nel mare,
con le cupole abbaglianti delle sue chiese.
Giustamente famosa, Gallipoli è, con Lecce,
con Otranto e con Leuca, una delle
meraviglie del Mediterraneo e merita una sosta
prolungata.
Il
borgo medioevale, i vicoli tortuosi e stretti che
irrompono fin dentro le case, i bastioni, il
castello, le chiese, la fontana greca rimaneggiata
in epoca rinascimentale, i palazzi baronali
rappresentano un'attrazione che raramente una città
può dare e rendono altamente istruttiva una vacanza
consumata nell'abbraccio caldo della sua ospitalità.
E poi il bianco delle sue case, il bianco che
abbaglia, su cui si staccano i giardini fioriti ai
balconi e alle finestre, come in una corte lusitana,
e poi i profumi del mare, la sua gente cotta dal
sole e da venti di bufera e di sale. Al mare
guardano la chiesa di San Francesco d'Assisi, con il
suo «Malladrone», l'orrida bellezza di
memoria dannunziana, e la «Purità» degli
scaricatori di porto, quasi a voler ricordare la
debole misura della quotidianità di fronte alle
meraviglie del Creato.
Lido Conchiglie, una distesa di dune, la
spettacolare Montagna Spaccata, ed è subito la
riviera di Nardò: Santa Maria al Bagno,
già famosa per le sue terme e per il porto romano,
ridente località balnerare, e Santa Caterina,
protetta dalla «Torre dell'Alto» che la
domina dal «dirupo della Dannata» e
dall'omonima torre del XVII secolo. Notevole in
questa zona il Parco naturalistico di
Portoselvaggio, con la Grotta del Capelvenere
e la Grotta di Uluzzo, mentre invitanti e
trasparenti sono le acque della Baia di Uluzzo,
con gli archivi della preistoria nelle grotte del
Cavallo e di Uluzzo. Un cenno a parte merita la
«Palude del Capitano», pozzi e anfratti
carsici dove i profumi delle tamerici, della salvia,
dei giunchi spinosi e della flora mediterranea si
fondono con i colori intensi delle acque risorgive
del mare, offrendo l'ambiente ideale per molte
specie animali. A ricordarci tempi di perenni
allarmi e di incursioni, ecco ancora una volta di
scena le torri. Da Torre Inserraglio,
Torre Sant'Isidoro e Torre Squillace,
sempre in territorio neretino, alla superba Torre
Porto Cesareo e a Torre Chianca (Porto
Cesareo), la costa segue un andamento nodoso,
intercalata da calette e piccole insenature con
acque purissime. Porto Cesareo, già centro
basiliano, è oggi un notevolissimo centro turistico,
con 17 chilometri di spiagge attrezzate guardate a
vista da un arcipelago di isolotti, il più noto dei
quali è l'Isola dei Conigli. (www.pugliaturismo.com).